Prefazione

di Gaetano “Nini” Cafiero

 

Quando la squadra di calcio del Napoli vinse il primo dei suoi due “scudetti” nel cimitero di Poggioreale fu piazzato, teso tra le cime ondeggianti di due cipressi, uno striscione che diceva: “Che cosa vi siete perso!”. Rivolto palesemente a tutti i trapassati, ai quali faceva carico d’una ulteriore sfortuna (“Non è ver che sia la morte/ il peggior di tutti i mali”…. Lorenzo de’ Medici, il Magnifico): non solo erano morti, ma erano morti prima che si verificasse il memorabile evento atteso per sessant’anni. Con questo libro di parabole e di apologhi l’autore ottiene due effetti: inquieta quanti sub non sono, perché ripete loro di continuo “non sapete che cosa vi state perdendo…”; e conferisce a quanti sub sono sensazioni ineffabili raccontando tutto quel che in mare è bello e possibile ma soltanto se si ha dimestichezza con l’immersione. Gli americani hanno due distinte espressioni,

ambedue icastiche, per definire gli spazi: outerspace, ossia spazio esterno, per quello occupato dall’universo, dai pianeti, dalle stelle, dalle galassie; e innerspace, ossia spazio interno, per indicare gli oceani (che sono parte integrante del nostro pianeta che si chiama Terra, anzi ne occupano il 78 per cento della superficie).

Della Marra (nomen omen, in latino “il nome è un auspicio”: “marra” è detta ciascuna delle estremità triangolari del braccio dell’ancora che fanno presa sul fondale) per fortuna non appartiene alla generazione dei subacquei convinti a) che la loro attività prediletta sia un brevetto americano; b) che infilzare un pesce sia un abominevole delitto; c) che l’apnea vada lasciata a pochi irriducibili fuorilegge. Sicché la sua cronaca dall’interno del mare evoca atmosfere e stati d’animo, è pedagogica perché insegna senza pontificare le tecniche, gli accorgimenti, la prudenza e l’audacia cosciente e vigile per vivere pienamente il mare. Riporta persino ricette, l’autore, perché davvero non c’è nulla di meglio d’una giornata a mare conclusa con una cenetta allestita col pesce pescato e cucinato da noi stessi

Come quei cronisti che si travestono da mendicanti o da immigrati clandestini per viverne da dentro la condizione sociale e riferire ai lettori dei loro giornali da un punto di vista che più aderente alla realtà non si può, così Cristiano Sgueglia della Marra per penetrare dentro il mare e da lì raccontarlo si fa di volta in volta dentice, donna, cieco… Finché non viene dato per morto. E allora,  permeato com’è di religiosità, è illuminato dalla Grazia e colloca nel mare, dentro il mare, niente di meno che il Paradiso, la dimora dei Santi che, ubicati da sempre “nell’alto dei cieli”, suscitavano qualche sospetto, sempre più dubbi nelle persone meglio informate sui progressi della conquista dell’outerspace, oppure soltanto intrigate dalle puntate di Startrek.

Insomma un libro sorprendente. Che a mio avviso otterrà due risultati, oltre agli effetti di cui ho detto sopra: spingerà altri ancora a vivere l’esperienza dell’immersione e permetterà ai sub d’antico pelo di mandare a remengo quelli che si vantano di non aver mai impugnato un’arma subacquea. «Ci avrei – potranno, diabolici, sussurrare in un orecchio a costoro – un denticione sfilettato, marinato in olio,vino, sale, pepe e prezzemolo, cotto alla piastra e annegato in una salsina fatta con tuorlo d’uovo, panna e mentuccia… Ma forse a te fa impressione!.. Povero animale, non ha agonizzato sul ponte d’un peschereccio, è stato fulminato da un arpione…»

 
 
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