Intervista all'Autore (di Stefano Peverati)

 

 

Perché scrivere un libro?

Credo sia la voglia di comunicare, condividere con altre persone esperienze ed emozioni vissute.

 

Che cosa hai da raccontare?

Amo il mare e in tanti anni mi ha regalato emozioni fortissime, non necessariamente tutte belle, ma importanti che in varia misura hanno contribuito a formare la mia personalità, ciò che sono adesso.

 

Quindi ci dobbiamo aspettare la cronaca della tua vita in mare?

Assolutamente no, attraverso una serie di storie ho presentato quanto il mare possa regalare, rubare, condizionare in termini di tempo, sensazioni, vita, percezioni. Ovviamente ho attinto dalle mie esperienze personali, ma il mio tentativo è stato quello di analizzare la passione per il mare e raccontare quali siano le più profonde motivazioni che la generano.

 

Non credi sia un tema già ampiamente trattato?

Tanti sono, in effetti, i libri che parlano di questo argomento ma, a mio avviso, solo quando l’oggetto è il mare “superficiale”, quello vissuto attraverso una barca a vela, un vascello, la permanenza su un’isola. Quando si va “sotto”, dentro il suo volume, l’oggetto spesso rimane principalmente “il mare”. Si descrivono i fondali, i paesaggi marini, i pesci, i loro colori, solo saltuariamente ed in seconda battuta viene focalizzata l’interazione con l’uomo a livello di sensazione, testa... cuore.

Il mio tentativo è stato proprio quello di esaminare quello che a me appariva come un tema ancora poco trattato o addirittura per certi versi inesplorato.

L’interazione tra l’uomo e "il mare da dentro" è questo che credo valga la pena sia raccontato.

 

A chi è rivolto il tuo libro?

Chi non ha mai varcato la superficie del mare con una maschera, o comunque chi ha intrapreso da poco l’avvicinamento a questa “altra dimensione", sicuramente avrà modo di capire fino a dove si potrà spingere la sua passione, quanto intimo potrà essere il suo rapporto con il mare, quali tipi di emozioni potranno essere vissute, quali limiti non dovranno essere superati. Quindi soprattutto a loro.

Nondimeno i più esperti, quando il mare, per qualche motivo appare lontano (geograficamente, come stagione ideale per viverlo, o nel tempo perché non si ha più la forza per immergersi), avranno la possibilità di rituffarsi e rivivere emozioni forti.

 

Ti sei ispirato a qualcuno durante la stesura del libro?

No, anche se forse come primo libro avrei dovuto avere come riferimento un modello, magari di un autore illustre, avrei rischiato senz'altro di meno prendendo spunto per quanto riguarda la costruzione delle storie, l'impostazione dei dialoghi, la descrizione dei personaggi. Credo comunque, rispetto a questi temi, di aver fatto un lavoro accettabile che permette ai racconti di essere credibili e raggiungere gli obiettivi per cui sono stati scritti.

 

Qualcuno ti ha eventualmente supportato durante la tua “ricerca”?

No, nessuno anche se per un certo periodo è stata fitta la comunicazione con i miei amici per verificare e misurare l'interesse suscitato da ogni singola storia. Ho ricevuto critiche e apprezzamenti in varia misura che comunque mi hanno spronato ad andare avanti.

 

Trai tuoi lettori ci potrebbero essere anche i tuoi figli?

Beh, loro sono ancora troppo piccoli hanno solo sei e otto anni, ma a dire la verità ho scritto il libro pensando come lettori modello proprio loro, non all’età di adesso ma proiettati in avanti in vari periodi della loro vita futura. Il rischio in effetti è quello di meravigliare e sorprendere con una storia i lettori di una certa fascia di età, sesso, o tipologia (es. bombolari) e scontentarli nella storia successiva perché centrata ad es. sulla pesca subacquea e quindi dedicata ad un'altra categoria. Tuttavia ogni storia non è fine a se stessa ma ha un preciso ruolo (seppur a tinte sfocate) rispetto all'unico filo conduttore, la passione per il mare. Quest'ultima è la chiave di lettura del libro che dovrebbe coinvolgere allo stesso modo gli uni e gli altri.

 

Senti di avere delle responsabilità nei confronti di chi ti legge?

Si, soprattutto per i neosubacquei in quanto forse ho accentuato, a volte esagerando, alcuni aspetti legati alla sicurezza che forse potrebbero spaventare qualcuno. In effetti essere prudenti sott'acqua è importante, sia si vada in apnea, sia con le bombole ed è giusto evidenziarlo, ma è anche vero che se si seguono le regole fondamentali, qualsiasi attività in immersione è più sicura di tanti altri sport.

Detto questo spero di essere invece responsabile se, per causa mia, qualche persona in più avrà il coraggio di infilarsi la maschera o addirittura le bombole per scoprire quella che nel libro chiamo "l'altra dimensione".

 

È meglio l’immersione con le bombole o in apnea?

Sono affascinanti entrambe le modalità, ovviamente le bombole ti permettono di staccare per un po' di tempo, quel filo elastico che in apnea ti riporta inevitabilmente (per fortuna) in superficie dopo poche manciate di secondi. Si ha quindi più tempo per osservare, scoprire, toccare e la sensazione di poter respirare sott'acqua è insuperabile. Amo però di più l'apnea, mi sento più a mio agio, quasi in simbiosi con il liquido che mi circonda. In apnea, più che osservatore mi sento pesce, senz'altro più goffo e limitato rispetto a qualsiasi altra specie immersa, ma comunque più integrato nella natura che mi circonda, cogliendo emozioni altrimenti difficilmente percettibili.

 

Oltre al mondo subacqueo, hai altre passioni?

La mia famiglia è la mia prima vera passione che fa muovere poi tutto il resto.

 

Quanto tempo dedichi loro?

Purtroppo il lavoro mi assorbe molto tempo, credo però di riuscire ad essere sufficientemente presente (ma spero di più) sia per mia moglie, sia per i miei figli.

 

Sei tifoso di calcio?

Ahimè si.

Forza Roma, sempre.

 
 
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