Book trailer... in pillole

"Sono due miglia lontano dalla costa, sotto di me 26 metri d'acqua che diventano 30, 40, 60 tutt'intorno. L'unico indizio del fondale un leggero chiarore che faccio fatica a individuare. A qualche decina di metri il gommone ancorato e il pallone, segnalatore della mia presenza in acqua, si stagliano scuri nella forte luce del sole poco sopra l'orizzonte. Sono le nove di una domenica di Ottobre..."

 

 

"All'inizio ho pensato che l'universo fosse racchiuso tra due gusci speculari in cui l'infinito piano sopra le nostre teste, facesse da frontiera tra i due mondi, uno fluido e pieno di vita, l'altro vuoto e abitato solo da quelle creature che sventurate per non essere nate completamente pesci, sono costrette a vivere e vagare infelici su rumorosi oggetti galleggianti al limite tra i due mondi..."

 

 

"Il rumore dell’acqua spostato dalle nostre bracciate sembrava amplificato da quell’anfiteatro naturale messo lì da Dio in quel momento, solo per noi per potercene beare. ... L’essenza del nostro amore per il mare, in quegli istanti, era pienamente esplicato in una delle molteplici modalità, con la consapevolezza che, nei giorni a seguire, tante altre ne avremmo vissute..."

 

 

"... mi ricordo come se fosse ieri le sferzate di vento che mi spruzzavano acqua sulla maschera quando cercavo il tuo boccaglio, tra un’onda e l’altra... Iniziavamo sempre vicini poi, io inseguendo un sarago per vedere dove si intanava, tu per cercare al limite del visibile le ombre dei dentici, ci trovavamo, dopo pochi minuti, distanti quel tanto che la preoccupazione per il compagno diventava più forte della voglia di pescare, ci ritrovavamo e quindi continuavamo a perderci in vari cicli che duravano tutta la pescata..."

  

 

"... il fondale non è più visibile ma solo la parete dell'antico vulcano che, dai tre quattro metri dalla superficie, scompare pian piano proporzionalmente alla profondità, ingoiato da blu più cupo. Nuoto tra le bolle emesse dagli erogatori dei miei compagni d'immersione ...

Riempio ancora al massimo i miei polmoni, faccio la capovolta e mi dirigo proprio nella direzione da cui provengono le bolle. Riesco subito a riconoscere le sagome dei sub e subito dopo le persone a cui appartengono. Distanti una ventina di metri dalla parete, sono tutti stranamente immobili e rivolti verso il largo... Inizio allora a planare sospinto ormai solo dal mio peso e inarcando lievemente la schiena mi ritrovo 5-6 metri sopra le loro teste. Rallento per un attimo e vedo lo spettacolo..."

 

 

"In particolare mi ricordo di... un relitto su un fondale di 80 metri... Mi confessò che quello era il luogo dove lui ritrovava se stesso, contemplava la sua coscienza, dava risposte ai suoi perché, plasmava la sua identità. In quel relitto profondo, tranciato in due per chissà quale evento, tra il ponte principale sorvolato da innumerevoli saraghi fasciati, la plancia di comando abitata da una grossa Cernia di fondale e le cabine del personale, in una atmosfera da sogno, fiocamente illuminata dalla lontana luce del sole... traeva la forza per vincere le sue paure e ambire alle sue aspirazioni. In quel luogo egli assorbiva le influenze positive che gli spiriti del mare avevano per lui riservato."

 

 

"Il movimento ritmico dei polipi delle gorgonie, il brucare delle Salpe nelle distese di Posidonie, i movimenti caotici delle Occhiate, delle Boghe e delle Castagnole nella continua ricerca di cibo, il rincorrersi delle Donzelle per l'affermazione del proprio territorio... la sensazione è comunque quella di un fondale vivo, come se fosse un'unica entità che bisbigliando cerca di mettersi in contatto con la nostra anima, risvegliando in qualche modo l’ancestrale origine acquatica che ci caratterizza..."

  

 

"Fui costretto a scendere per non essere travolto dalla corrente vorticosa, che mi scagliava avanti e indietro, pericolosamente, verso il fondale roccioso. Avevo paura di perdere... l'unica possibilità di segnalare la mia presenza lì sotto. Non feci in tempo a finire il pensiero che la bitta di prua del gommone, a cui era fissata l'ancora, si strappò al passaggio di un treno di onde che ormai avevano dimensioni impressionanti. Non mi rimase che mestamente scendere fino alla base della secca..."

 

 

"Come se fosse una cattedrale gotica, i massi ciclopici scuri contro lo sfondo azzurro chiaro della lontana superficie ci sovrastavano, solleticati dalle miriadi bolle che ritmicamente uscivano dai nostri erogatori. Cercavo di individuare la sagoma del gommone ma forse era nascosta dalla stessa secca che dai -35 m dove eravamo, si inerpicava in alto cercando di scansare i raggi del sole che a fatica raggiungevano il fondo sabbioso 10 - 15 metri più in basso..."

 

 

"Aprii quindi gli occhi, pian piano... L’acqua arrivò fresca sulle pupille che ora non distinguevano più chiaramente i contorni di tutto ciò che mi circondava. La sensazione di vivere in un mondo surreale, così come il senso di libertà, avevano raggiunto, credo, il livello massimo raggiungibile. La Felicità mi partiva direttamente da qualche parte vicino al cuore, invadendo in un caldo abbraccio, l’intero corpo e oltre, probabilmente investendo strati sempre più estesi di quanto mi era intorno rendendomi, in quel momento un tutt’uno con il resto del creato…"

  

 

"L'acqua scivola fresca sopra il sottile strato di muta, massaggiando il corpo al mio passaggio mentre lentamente scendo spinto dal movimento delle lunghe pinne d'apnea. La secca è la stessa di tante altre immersioni, la stessa che per altrettante volte mi ha regalato emozioni diverse, perché diverse erano le condizioni al contorno e perché diverso ero io ogni volta che posavo le mie membra sullo scoglio... sotto di me...."

 
 
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